ALESSANDRA

 

 

Occhi verdi, gonna lunga turchese, canotta biancca, scalza. Capelli biondi lunghissimi, quando ride le si chiudono gli occhi.

Frequentavo le scuole medie. Era primavera e i Backstreet Boys pubblicavano “Millenium”. La scuola era finita e io passavo le mie giornate a cantare “Show me the meaning of being lonely” (a tredici anni!) davanti allo specchio con una spazzola in mano e a sperare che uno dei Backstreet Boys mi sposasse molto presto in un castello lontano e gigantesco.

Fin qui tutto bene. I prolbemi inizianoro a setembbre.

Al rientro a scuola, io e tutte le mie compagne facevamo la gara a chi sapeva più canzoni a memoria, a chi aveva più figurine e foto e poster dei fantastici cinque. Ma oltre a questa battaglia in termini generali, ognuna aveva il preciso obiettivo di sposare lui, il più bello, il più incredibile, Nick Carter. Ognuna certo, tranne io. Io sognavo solo Alexander James McLean. Quando lo feci presente alle mie amiche, iniziarono a guardarmi male, ma male proprio. Mi dissero che al massimo potevo optare per Howie D, ma che la dovevo proprio finire con questa storia di AJ perché era brutto orrendo e io avevo proprio le formiche nel cervello. Io tentai di difendere il mio grande amore, ma nulla. Alla fine a scuola portavo le foto e la t-shirt con Nick e dicevo a tutte che volevo sposare lui, ma poi me ne tornavo a casa e sotto al letto avevo una scatola di cartone piena di ritagli di AJ. Com’ero scema, oggi sarei contentissima di essere l’unica a trovare splendido qualcuno.

A proposito, AJ, se mi leggi, ti ho scritto una lettera nel millenovecentonovantanove: sono quella che ti ha mandato un ciuffo dei suoi capelli.